TWERKUMENTARY by Spaghetto – Interview

Diana Spaghetto by Gianfilippo De Rossi

Diana Spaghetto, ph. Gianfilippo De Rossi
Diana Manfredi “Spaghetto” è una regista Italiana che da qualche anno vive a Los Angeles.
Il suo soprannome è strettamente legato alla scena skateboarding italiana.
Infatti attraverso diversi video e a “Why Be Something That You Are Not?” firmati SpaghettoChild,
ha documentato la scena skate italiana dal 1999.
Oggi vogliamo presentare un recente progetto di Diana, Twerkumentary.
Ovvero il documentario sul Twerking che presenterà al BASE di Milano, Venerdì 7 Luglio alle 22.
Dopo lo screening, after party con i dj dell’Atomic Bar fino a notte tarda!
Il documentario è in inglese, giapponese, spagnolo, italiano, con sottotitoli in italiano (anche nelle parti in italiano per sordi/sordomuti).
Diana ha lanciato anche una campagna Indiegogo per questo interessante progetto:

Con un background epico ed un futuro in ascesa, abbiamo deciso di intervistarla per scoprirne di più!

“…invece di fare stage diving, twerkavano”

Ciao Spaghetto! Narraci, perché un documentario sul Twerking?

La prima volta che ho visto un video di twerking è stato nel 2009, quando tre ragazze di Atlanta, il Twerk Team, hanno iniziato a postare su YouTube. Abitavo a San Francisco e ne ero rimasta molto affascinata. Nella Bay Area ballavano tutti come pazzi e c’erano molte mosse di struscio col sedere ma il twerking fatto a casa con la webcam era diverso: queste tre ragazze twerkavano tra di loro, senza toccarsi, in maniera completamente isolata, anche una alla volta, quasi fosse un contest tra di loro o un esercizio personale per diventare più brave. Non era per far arrapare nessuno. Non c’era nessun maschio intorno a loro. I video sembravano quasi lì per documentare i loro progressi o semplicemente mostrare la loro bravura al mondo.

Era la prima volta che vedevo un twerking decontestualizzato dall’immaginario da video musicale col rapper pappone, o dalla stripper in tanga. Mi sembrava molto figo.

Poi, circa tre anni dopo, nel 2012, abitavo a Los Angeles e un gruppo di amici, il collettivo HAM ON EVERYTHING, avevano appena cominciato ad organizzare delle feste illegali in strutture industriali, o ville in disuso, eventi che mi ricordavano in un certo modo i nostri rave o serate ai nostri centri sociali. La musica era principalmente rap ma anche punk e l’attitudine da squat era decisamente punk, c’era sempre pogo indipendentemente dal concerto o dal dj. Le persone erano un mix molto vario tra skaters, cholos, drag queens, millenials vestiti da raver anni 90, punk rockers con le magliette dei gruppi etc.

Le ragazze avevano cominciato a prendere il palco di prepotenza ed invece di fare stage diving, twerkavano.

Era una scena losangelina abbastanza surreale e molto interessante per me. In Italia i vari gruppi delle contro culture non andavano alle stesse serate, era impensabile, i metallari non si bevano le birre con le drag queens, i rappers non facevano stage diving con la canzone emo e le ravers di sicuro non twerkavano. Ma li in California tutto era mischiato e mi affascinava. Ho deciso di raccontare quello spaccato di LA con un documentario. Durante le riprese Miley Cyrus ha twerkato agli MTV Awards.

twerkMiley

Da li’ in poi non si parlava d’altro in tv, online, sui giornali, anche in Europa. Di colpo tutti scoprivano la “moda” del twerking. Nessuno però citava le vere radici del ballo, molte persone pensavano fosse qualcosa creato da Miley. Gli afro americani giustamente erano incazzati. Allora ho ampliato l’idea iniziale del documentario e deciso di raccontare la storia cronologica del fenomeno, invece dei party di LA, per far capire alla gente da dove viene il twerking veramente e per dare credito ai veri ideatori.

“Twerk baby, twerk baby, twerk twerk twerk”

Qual’è la vera origine di questo fenomeno?
Non voglio fare lo spoiler del film ma sembrerebbe che già dal paleolitico ci fossero danze tribali incentrate sul movimento del sedere. Alcune antiche danze tribali, come la Mapouka della Costa d’Avorio – che e’ praticamente il twerking – sono arrivate nel sud degli Stati Uniti con lo schiavismo e a New Orleans, per esempio, sono rimaste una parte culturale importante per le generazioni di afro-americani a venire.
Proprio a New Orleans, all’inizio degli anni 90, dj Jubilee da un nome a questa danza, per la prima volta, in una canzone rap. Dice “Twerk baby, twerk baby, twerk twerk twerk”. Da li’ in avanti la parola e’ stata usata da molti altri musicisti fino a diventare il termine ufficiale per quel particolare movimento del sedere.
Sai Twerkare?!
Hahaha si ma so fare solo due-tre movimenti base, non so twerkare a testa in giù o fare robe complicate!
Finche’ e’ il bacino/sedere riesco a muoverlo ma per il resto sono zero atletica!
Come ha reagito il pubblico alle premiere?
Per ora bene! Abbiamo fatto prima uno screening privato per la stampa all’Egyptian Theater a Hollywood e poi la world premiere allo storico Wiltern Theater sempre a Los Angeles. E’ andata molto bene, il teatro era pieno e tutti facevano casino in sala dall’eccitazione. E’ stata una serata speciale.
Dopo il successo della premiere il film e’ stato preso da Fullscreen, una piattaforma di streaming tipo Netflix e Amazon, e sta girando per film festivals in Europa (Portogallo, Francia, Spagna, Italia).
Mi sembra che piaccia al pubblico. Commercialmente forse e’ un prodotto un po insolito per il mercato televisivo tradizionale, per il tema e la quantità di culi ma anche per come è fatto…me lo sono prodotta da sola quindi non avevo nessuna regola da seguire, ho fatto quello che volevo in assoluta libertà, non ha uno stile da canale tal dei tali diciamo.
Da un paio di mesi è rappresentato da Flexy Movies come world wide sales quindi spero raggiungerà una distribuzione più ampia.

“Sembra che video e skate in qualche modo si siano sempre incrociati nella mia vita”

Un giorno della vita a Los Angeles con Diana?
Eh ogni giorno è diverso perchè non ho un lavoro “vero”, cioè sono io stessa il mio capo e quindi non seguo una struttura che si ripete uguale ogni giorno. Se sono in un periodo che ho già prodotto e girato qualcosa e lo devo montare, allora sara’ una giornata abbastanza monotona al computer. Los Angeles però per quello è fantastica perchè ognuno ha il suo spazio, i quartieri residenziali sono silenziosi, villette singole con il giardino, c’è una luce bellissima, la temperatura è calda praticamente tutto l’anno…se devi stare murato vivo in casa a montare 10 ore al giorno, è il posto perfetto per farlo diciamo! Se, al contrario, sto preparando un nuovo progetto allora la situazione è super attiva ovviamente.
La cosa che mi piace tantissimo di Los Angeles è che sono tutti li per fare qualcosa di creativo…attori, artisti, brands, musicisti, registi, fotografi… è davvero facile mettere insieme una crew, trovare le locations, l’equipment, i props, la musica…le persone vogliono sempre partecipare a progetti, è facile tirarli in mezzo. E’ una città dove devi portare tu qualcosa però, devi essere tu la forza propositiva che mette in moto qualcosa, se vai lì pensando che le oppurtunità ti salteranno addosso, sbagli. Penso sia questa la differenza tra le persone che odiano LA e quelle che la amano. Chi non capisce l’energia della città o non si da da fare, spesso nota solo il traffico, le distanze e la diffidenza della gente. E’ una città sicuramente difficile e uno stile di vita non paragonabile a quello europeo ma se la tua energia creativa si nutre anche di curiosità e di differenze culturali, allora sei a posto. Io sono cresciuta con arte, musica, skate, letteratura, film americani e le differenze culturali mi piace raccontarle, quindi in California mi ci trovo bene.
Da SpaghettoChild, skatevideos ai documentari. Com’è stato il percorso / la trasformazione che ti ci ha portata?
Facevo l’Accademia di Belle Arti di Brera, avevo degli esami di fotografia in movimento quindi quando Gianlu (Gianluca Mariani n.d.r.) skateava spesso andavo con lui e lo fotografavo. Era la fine degli gli anni 90 quindi non c’erano le digitali, scattavo tutto in pellicola e poi stampavo in camera oscura.
Ho conosciuto Gianlu nel ’96 e se non mi sbaglio ho cominciato l’Accademia nel 97. Facevo dei corsi di video arte ma non c’erano dei laboratori di montaggio, forse non c’erano neanche i computers, mi ricordo che a casa montavo con due video registratori VHS.
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“…avevamo degli impedimenti tecnologici assurdi!”

Come sono fortunati i giovani oggi, noi avevamo degli impedimenti tecnologici assurdi! Così nel 99 avevo trovato un corso serale di Photoshop e montaggio video con Premiere – non esisteva ancora Final Cut – e avevo tirato in mezzo Gianlu ed altri due cari amici del giro punk rock, Pulce e Gigi, a farlo anche loro. Quello e’ stato l’inizio della passione per la grafica e i collage per Gianlu e l’inizio del mio amore per il montaggio.
Finito il corso di un anno, di li a poco Gianlu inventò SpaghettoChild e comincio’ a fare le grafiche, i collages e le riprese di skate. Io montavo e aiutavo con le riprese, non di skate in movimento perchè non so skateare. La tecnologia era diventata meglio a quel punto. Gianlu aveva investito in una telecamera che era bella per i tempi, io in un PC con una scheda video “potente” apposta per montare. Facevamo video e stampavamo magliette, era molto figo.

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Nel frattempo la video arte mi aveva stufata, mi stavo laureando all’ Accademia e volevo fare dell’altro dopo, volevo raccontare delle storie. Cosi’ nel 2001 scrissi il soggetto di un documentario, dal nome evocativo “Skaterz”, la loro vita, la loro passione per la tavola e il loro rapporto con l’architettura di Milano (era stata ricostruita da pochi anni la piazza di centrale, quindi per loro si era aperto un nuovo mondo).

Con quel soggetto vinsi il grant di produzione dell’associazione Filmmaker di Milano. Luca Basilico aiutò trovando la sponsorizzazione della Globe. Era la prima volta che realizzavo un documentario e che avevo a disposizione un piccolo budget col quale potevo comprare gli hard disk, i nastri mini DV, fare una copia Betacam per le proiezioni etc. La premiere del film fu al cinema, due screening di seguito nella stessa sera allo spazio Oberdan, sold out entrambe, con tutti gli amici in sala che facevano casino. Quella sensazione di condividere un progetto con tutti i miei amici in sala è stata così forte che qualche mese dopo sono partita per Barcellona per fare un Master di regia e produzione di documentari. Barcellona era uno degli unici posti in Europa ad avere un Master internazionale per documentaristi, e coincidenza, stava anche diventando una meta importante per lo skateboading.

La famosa piazza del MACBA era stata edificata da pochi anni. Diciamo che da li ho sempre continuato a fare documentari, con pause qua e la per fare altri tipi di video. Due-tre anni dopo aver finito il Master di Barcellona mi sono trasferita a San Francisco alla fine del 2005. Li’ ho aiutato a portare dei corti e documentari di skate in Italia per la prima volta. Prima il festival Underskatement nel 2008 e poi il documentario su Tim Brauch nel 2009, entrambi alla Bastard. Sembra che video e skate in qualche modo si siano sempre incrociati nella mia vita. Ora sono da 6 anni a Los Angeles.

Altri progetti futuri?

Si! Una serie di documentari corti scritti insieme a una delle mie migliori amiche che vive in Danimarca. Storie di donne che lavorano in ambiti prettamente maschili. Il primo episodio sara’ sulle donne che si occupano di coding ma ci sara’ anche un episodio sulle donne skaters :) Stay tuned!

Grazie ragazzi per l’intervista <3 vi voglio bene,

Ed eccovi il trailer del documentario, ci vediamo Venerdì al BASE!