Skateboard Interviews are Dumb

<Chef> Prima di tutto, abbiamo il “Gio” giusto? Sappiamo che eri “The wrong Gio” per un tour di Vans.

Cosa è successo li?

<Gio Grazzani> Ciao Ragazzi. Parlate con il Gio sbagliato, quello giusto non ho mai capito chi fosse.

Vi spiego com’è andata.

Ricevo una telefonata da Chris Pfanner: mi dice che tale James vuole che sia il tour guy in Croazia del team Vans come gli avevo promesso. Io conosco bene Chris ma non ho minimamente idea di cosa stia parlando.

Il giorno dopo mi scrive questo James (team manager Vans) totalmente convinto di conoscermi. Cita aneddoti di una serata in albergo con lui e Tony Trujillo. Mi ringrazia ancora per la serata (il dubbio di essermela dimenticata ogni tanto torna), cerco di fargli capire che ha sbagliato persona ma lui insiste mi dice che gli ho promesso di portarli in Croazia.

Sembra molto stupito che non mi ricordi. Io rimango interdetto. Non so cosa pensare. Sono così bruciato che ho fatto festa con Tony Trujillo e me lo sono dimenticato?

Tutto si è chiarito quando James aggiunse che mi avrebbe pagato volo spostamenti albergo e diaria. Ovvio che sono il tuo Gio caro il mio fantasmagorico amico. Andiamo in Croazia cazzo!

Ci siamo incontrati in Slovenia in un albergo di Lubiana. La sua faccia non me la dimenticherò mai. C’erano i vertici dello skateboarding mondiale: Photo editor Thrasher Burnett, Daniel Lutheran, Chima Fergusson, Chirs Pfanner, Gilbert Crockett e altri pro. Greg Hunt era il loro filmer! e poi c’ero io…

Il tipo si caga letteralmente adosso. Aveva basato le sorti del tour (tanti soldi) su un perfetto sconosciuto.

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Ph. Federico Tognoli

 

Una delle situazioni più assurde in cui mi sia mai trovato. James era pallido. Gli altri non capivano se fossi li per fargli gli zaini o per vendere qualcosa, mi stavo innervosendo. Ho pensato: è un tour di skate? E allora andiamo a skateare e tutto si metterà a posto. Ho preso in disparte James e gli ho detto conosco bene locals e spot, di non preoccuparsi che andrà tutto liscio. E così è successo!

Grazie a quel tour Chris ha fatto la copertina Thrasher. L’articolo era , mi pare, di 12 pagine. 2 mila tricks filmati che sono usicti in Propeller e zero stress, solo skateboarding. Alla fine sono rimasti molto contenti del wrong Gio e fecero anche un paragrafo su di me nel report di Thrasher.

Casualmente l’anno dopo ero a Los Angeles con il Simo (Simone Verona n.d.r) quando c’era la premiere mondiale del video. Ho scritto a Greg per sapere se poteva farci entrare. Il matto ci mise nella lista vip, free drink, free food e after party. Tutti sapevano chi ero! Il Simo non ci credeva, è stato divertente.

 

Sei sempre in giro per il mondo per skateare, per la distribuzione e Dumb, e negli ultimi due anni hai anche costruito una bowl. Come riesci a gestire tutto? C’è qualcuno che ti aiuta?

Chicco e il Verona sono le colonne su cui si basa Samurai Suicide.

Gestiamo ogni cosa come se fosse la più importante di tutte. Quando ne sistemiamo una passiamo all’altra. Senza di loro sarei a sciacquare gli ortaggi.

La costruzione della pool e’ stata una missione. Lo skateboarding non c’entra. Eravamo in una missione più grande di noi. 10 ore al giorno di cantiere quasi tutti i giorni. 6 mesi di follia. Nel bel mezzo dei lavori mi sono mollato con la donna dopo 9 anni.

Senza casa, senza donna e con un cratere in un parco pubblico da cementare con una betoniera da 250 litri…follia vera.Un ringraziamento a Marco Morigi per il progetto, il Coppo, Ale Redaelli, Simone Verona e Daniel Cardone sono le persone che hanno lavorato di più a questa bowl. L’Ottone c’è grazie a loro.

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In che parte del mondo ti trovi ora?

Barcellona. Ospite della mia amica Yaya che ringrazio tantissimo. Sto skiaitando con Daniel e Stephane per raccogliere footage per Dumb. C’è il Lerry e i ragazzi della casa vicino ad Uni. Skateiamo insieme quando è possibile.
Perché vai così spesso negli states?

Principalmente per skateare. Da quando distribuiamo Thrasher sfruttiamo l’occasione per fare dei “meeting“… in altre parole skateiamo il loro park e chiacchieriamo col magazziniere.

Di solito ci vado col Simo, noleggiamo una macchina e la usiamo anche come hotel. L’anno scorso dopo un mese avevamo perso tutte le caratteristiche delle persone occidentali. Ci siamo lasciati un po andare…

L’ultima sera di quel viaggio ho conosciuto una delle donne più in gamba del secolo, la Dianella “Spaghetto” Manfredi.

Anche per lei sono ritornato in California questo inverno. Ci sono stato 3 mesi, ho lavorato come aiuto piastrellista per 3 settimane a SF (sempre grazie ad un contatto di Diana) e poi sono stato un bel po’ a Los Angeles perché lei abita là.

Los Angeles è pessima, non c’è vita di strada, non c’è piazza, non c’è gente in giro solo macchine! Le ultime 3 settimane lo ho fatte in giro col Simo. Mi ha raggiunto ad LA e abbiamo zingarato come al solito.

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Ci racconti come sei riuscito ad avere la distribuzione Thrasher?

Quando ho cominciato ad informarmi ero proprio qui a Barcellona, abitavo con Poul Labadie al tempo…

Thrasher rappresenta tutti gli skaters indipendentemente dal loro stile. Pur mantenendo la sua identità da sempre è un simbolo per tutti. Il magazine come la t-shirt è un veicolo di informazione.

Il magazine ti informa sul top dello skateboarding mondiale, la t-shirt informa che chi la indossa è un addetto ai lavori (ora anche no…).

Volevo quel simbolo. Dovevamo essere noi a distribuirlo in Italia!

Sapevo che al tempo era distribuito da Blast ma sul loro sito non c’era troppa disponibilità.

Dunque ho chiamato il Bas (Luca Basilico n.d.r.) e gli ho ho chiesto cosa volessero fare con il marchio. Pochi giorni dopo mi scrisse che avrebbero cessato la distribuzione. Un mese dopo ero a San Francisco a bussare alla porta dell’ impero.

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Thrasher è un importantissimo punto di riferimento dello skateboarding “vero”, ma abbiamo saputo che adesso anche Treesse potrebbe averlo.
Noi boicottiamo totalmente Treesse visto che non investono nella scena italiana, ma sembra che in questo caso anche Thrasher ha fatto una mossa che va contrario alla filosofia “core” che promuove. Cosa è successo esattamente? E hai parlato con Thrasher di questa cosa?

La politica di Thrasher è di non dare l’esclusiva a nessuno.

Giorgio (a capo della distribuzione SRD e dei punti vendita Treesse) era già distributore Thrasher parecchi anni fa dunque non ha fatto fatica ad averla.

Dal mio punto di vista Giorgio si è comportato in modo sleale. Gli ho scritto una mail in cui lo informavo che distribuivamo noi Thrasher perché mi era giunta voce del suo interesse. Lui per 2 mesi non ha mai risposto.

A fatto compiuto mi scrive che anche SRD distribuirà Thrasher e spera che ci sia mercato per tutti.

Tra persone per bene non ci si comporta così. Non si scavallano i marchi anche se non sono soggetti ad esclusiva.

E poi cazzo c’entra che la distribuiva lui anni fa!!?? Se molli una tipa non puoi tornare dopo 3 anni e sperare di poterla ancora trombare! Cioè lo puoi anche fare ma rischi di fare girare le palle a qualcuno…

Se mi fossi sovrapposto nella vendita di uno dei sui brand avrebbe apprezzato? Ora perché quattro sciacquette con milioni di followers si fanno i selfie con la maglia Thrasher tutti la vogliono, lui ci ha visto del guadagno e non ha tenuto minimamente conto che fossimo già noi i distributori. Il tipo vede solo i verdoni. Non gli interessa altro. Ha la sua logica ma per me è spregevole.

Lui ha un impero e crede di fare come gli pare. Noi siamo poveracci ma non ci piace prendere merda da nessuno. Lui lo sa; glie l’ho detto che avremmo fatto sapere a tutti quanto siamo indignati.

La cosa non credo l’abbia turbato minimamente…comunque Tresse sucks.

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Ph. Giuliano Berarducci

 

Rimanendo in tema, grosse distribuzioni che non investono per far crescere la scena sono il vero danno dello skateboarding italiana, ed è uno dei motivi principali perché siamo indietro rispetto a tanti altri paesi.
Tu che sei sia skater sponsorizzato, che team manager, che proprietario di un brand e di una distribuzione, sei totalmente coinvolto nella skate industry. Cosa ne pensi di com’ è la scena in questo momento?

Non la vedo così.
Premetto che a me la scena interessa fino ad un certo punto. A me piace skateare perché mi fa stare bene. Mi fa stare ancora meglio se skateo con i miei amici. Tutto il resto anche se non ci fosse non mi cambierebbe la vita. Detto questo non credo che la crescita della scena dipenda dalle grosse distribuzioni.

La prima volta che ho visto il Matte (Matteo Di Nisio n.d.r.) skateare in Centrale ho pensato, questo è skateboarding. Il Matte per me è sempre stato il più forte di tutti. Però non è colpa delle grandi distribuzioni se non ha preso un volo per San Francisco quando era il momento e il posto giusto.

Non è colpa delle grandi distribuzioni se Fabio Montagner (talento devastante) ha deciso di skateare in veneto tutta la vita.

Entrambi sono buoni amici e non sto giudicando le scelte di nessuno. Lo skate è fico perché ha senso qualunque cosa tu faccia, ma dove sarebbe il Gianlu (Gianluca Mariani n.d.r) e Spaghetto Child se ci avesse creduto. Tutti sanno quanto spacca il Gianlu.

Spesso è comodo avere un piano di riserva per non giocarsi il tutto per tutto ma come fai a far crescere la scena (ripeto per me non è assolutamente indispensabile e non giudico le scelte dei miei amici) se sono gli stessi skaters a non crederci fino in fondo? Non capisco cosa ti aspetti.

Le grosse distribuzioni fanno il loro lavoro e sicuramente la beneficenza non è tra i loro goals.

Personalmente ho l’impressione che lo skate funzioni quando parlo con gente che mi dice “ho lavorato 3 mesi in pizzeria per comprarmi un biglietto d’aereo per andare a skateare il più lontano possibile da qui. Ho dormito ospite su 100 divani e ho skateato tutti i giorni”.

A me una testimonianza del genere gasa di più che un evento monster da 10mila euro. Dagli investimenti delle grosse company non nasce skateboarding. Nasce un pò di circo mediatico. La notizia che il Matte prende un volo per San Francisco, fa vedere a tutti come si fa bs flip tre e diventa pro per Real (perchè è così che sarebbe andata a finire) fa gasare la scena.

La notizia che Fabietto dice a tutti ” Se vedemo tra sei mesi che vao a spacare tuto” fa gasare la scena. Fomenta di più la dimostrazione che lo skateboarding è un alternativa di vita che uno skatepark nike da 10 milioni euro.

Non si parla più di trick, switch, rampe, diy, Thrasher Concrete Adidas, pantaloni della tuta, Dumb, Chef ecc. Si parla di un chiodo che ti entra nel cervello e ti cambia la vita.

Il contest in Centrale organizzato da Meaningless che bomba è stato?! Quello era skateboarding. La gente era infottata nera e cosa c’era in palio? Delle collanine date in omaggio da un senegalese, non i soldi di red bull!!!

Quelle sono le sberle che ti fanno innamorare dello skateboarding. La scena ha bisogno di queste cose.

Tu pensi che gli investimenti delle grandi distribuzioni possano aiutare lo skate? Allora diventa tu una grossa distribuzione! E finalmente avremo l’America in Italia! (risate)

Penso che facciate meglio voi di Chef alla scena che un contratto Red Bull o un evento Monster o i soldi di Tresse.

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Ph. Nikka Dimrochi

 

8 anni fa ho costruito una minirampa larga 12 metri in un parco a Lodi. Progetto di Andrea Cecchini (grande maestro) con l’aiuto di Filippo, gli Stalla Boys di Piacenza e i locals. L’ho costruita grazie ai soldi del parrucchiere Why Not, dell’autoscuola Minojetti, del ristorante Fuori Modena, del ristorante messicano Big Buffalo, della concessionaria Volkswagen dell’agenzia immobiliare Fanfulla e dell Wllington pub (in cui lavoro 2 volte alla settimana).
Per anni i loro striscioni sono stati orgogliosamente messi in mostra sulla nostra rampa. Se non fosse stato per loro a Lodi e provincia era dura skateare. Di investimenti delle grandi company nemmeno l’ombra.
Vuoi una cosa? La fai punto.
Dare la colpa al disinteresse delle grosse company è comodo ma secondo me non è corretto. Se vogliamo che la scena cresca (e ripeto, se) abbiamo bisogno di gente che fa quello che fa perchè gli va di farlo e lo fa fino in fondo.
Questo capita sicuramente più spesso negli altri paesi.

 

Nel tuo piccolo con Dumb sei sempre andato avanti anno dopo anno con nuovi video e con la stessa fotta di 11 anni fa. Cosa ti spinge a continuare e che progetti ci sono in futuro?

Non ti riesco a spiegare Dumb. È la causa ma anche l’effetto. È un’ inesauribile fonte di fotta cristallina.
In futuro c’è quello che c’è sempre stato. Viaggi e video.

 

Hai una lunga collaborazione con Carhartt e hai partecipato anche a progetti stilosi come “Push to Pedal”. Come è nata, e sopratutto, come riesci a continuare questa collaborazione con Carhartt?

Tra i 20 e i 26 anni ero totalmente impazzito per Barcellona.

Ci andavo così spesso che alcuni locals pensavano che abitassi li.

Una volta ero convinto di poterci andare in autostop. Ho parcheggiato in un distributore a Sanremo ho camminato fino al casello. Avevo un cartone con scritto Barcellona! Che coglione, chiaramente nessuno mi ha caricato…scusa non sto rispondendo.

 

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Ph. Stephan Zanette

 

A Barcellona ero spesso ospite di Luca Donadini. Al tempo era coinquilino di Julian Dickmans e Furones. Ho cominciato a skateare con loro. Erano rider Carhartt ed al tempo il team manager era Lars Greiwe.

È grazie a lui che Carhartt WIP ora è quello che è. Al tempo era ancora meglio. L’ufficio Carhartt era in Plaza Uni.

In quell’ufficio c’era un fermento incredibile. Tutta la gente che andava in mission a Barcellona (non parlo dei turisti che vanno, ci vanno solo per skateare il MACBA) passava di li.

Lars spesso lasciava l’ufficio a disposizione come dormitorio, se avevamo bisogno di una video camera potevamo usare la sua etc. Un giorno mi chiese di organizzare il tour Carhartt in Italia. Al tempo ero ancora più confuso di adesso ma il tour andò da paura.

Pochi mesi dopo mi chiese di fare una collaborazione con Dumb. Dumb X Carhartt!… non potete capire come ero felice.

Avevo tantissima stima di Lars. La presentammo al Bright di Berlino. Avevo volo e hotel pagato…ciaoo Hotel!

Ogni stagione mi mandano vestiti e mi rimborsano trasferte, mi hanno dato una mano anche con la pool.

Carhartt è il top. Push to pedal è stata un avventura a Fuerte Ventura indimenticabile. Andare a skateare in bici tra i vulcani nel deserto è stato assurdo. Ciao Wise, la tua bici è una favola (Legor forever).

 

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In europa è molto presente questa “simbiosi” tra skate e bicicletta. Oltre alle varie attività che fai nel mondo skate, lavori anche in un’ officina che costruisce telai artigianali.
Cosa significa per te questo lavoro? Applichi cose imparato dallo skateboarding alle bici e vice versa?

Magari sapessi costruire i telai! La nostra officina è il pronto soccorso delle bici più scassate della provincia.
Sistemiamo le bici più assurde.

Quando sono via quel lavoro è uno dei motivi che mi fa venir voglia di tornare a Lodi. L’officina per un lungo periodo è stato anche magazzino Samurai Suicide.

 

Immagina che degli zingari ciechi e ubriachi decidono di accatastare bici e skate in un locale di 100 mq. Ecco, quella era la Uno Ciclofficina di Lodi, Beppone (il capo del negozio) è ormai parte della mia famiglia. È anche un buon amico dei miei, di mia sorella, di Simone e di Chicco.

 

Una delle vostre grafiche più iconiche è “Skateboard business is Dumb”. Voi in realtà non siete tanto “dumb” visto che siete riusciti a creare una dei marchi Italiani più longevi e anche più conosciuti all’estero. Cosa c’è dello “skate biz” che è veramente dumb e come siete riusciti a prendere il vostro spazio nel mercato?

Ve lo giuro che noi abbiamo cominciato a fare “sul serio” da quando abbiamo Thrasher Le cose funzionavano perché siamo sempre in giro a skateare.

Filmare in continuazione, fare foto, skateare, viaggiare e bona!

Il nostro spazio ce lo siamo creato perché i ragazzi chiedono le nostre tavole negli skateshop. E gli skateshop di conseguenza ci fanno gli ordini.

In realtà noi siamo molto più dumb di quanto la gente si aspetti. I video dumb li montiamo io e il Simo. Non è mai successo che finissimo l’editing il giorno prima della premiere, sempre la stessa sera, sempre con l’ansia che qualcosa andasse storto, e chiaramente qualcosa va sempre storto.

Il problema è semplice: passiamo troppo tempo a skateare. Ci mettiamo una vita a chiudere i trick e non c’è abbastanza tempo per fare tutto. Chiedete al Simo quante volte è andato a San Diego per fare fs feeble 270 (vi dirà che non ci è andato solo per quello, ma voi non gli crederete).

 

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Ph. Simone Verona

 

È una patologia. La gente non fa 12 ore di volo per un trick. Come fai a fare tutto il resto se hai quella fotta!!!??? È  un casino.

Con Thrasher chiaramente è diverso. Abbiamo almeno 2 mail di richiesta alla settimana da parte di negozianti che non sanno nemmeno cos’è un truck.

L’ avresti mai detto 2 anni fa? Ora se dici ad un negozio, ok il tuo pacco è pronto ti arriva domani e invece gli arriva 2 giorni dopo è un casino. Ci vai a litigare.

Nemmeno i crackomani sono così scimmiati, sta cosa è davvero dumb. Ci è scoppiata una bomba tra le mani. Abbiamo decuplicato i nostri clienti.

Alcuni di loro per questo motivo hanno dovuto aspettare un casino e hanno ragione ad incazzarsi. Certe cose inspiegabilmente diventano indispensabili per le persone.

Il magazzino si svuota 2 giorni dopo che ci arriva la merce. Speriamo non inizi a distribuirla anche la Rinascente…

 

Dumb e Samurai Suicide…perché la scelta di questi nomi che sembrano sminuire la vostra immagine?

Perché non ci piace prenderci sul serio, non è né divertente né stimolante.

Dumb non l’ho scelto io. È stato Ale Formenti a sceglierlo. Samurai Suicide l’ho scelto io.

Mi piaceva come suonava e poi mi piace come idea il samurai che ha una missione da portare a termine nonostante ci lasci le penne…certe volte mi sento così!

 

Vuoi dire qualcosa in particolare?

Si, un grazie ad Osiris e Carhartt.

Grazie a Ilic e Ciccio del Wellington pub, che mi tengono li a lavorare nonostante sia la persona che sono. Sono tra gli amici più cari che ho. Quando ho avuto bisogno sono stati sempre disponibili. Passate a trovarci! Abbiamo le birre artigianali più buone d’Italia.

Un saluto a Beppe con cui passo tutte le mattine in officina. Senza Beppino, Lodi sarebbe un posto peggiore!! UNO CICLOFFICINA FOR LIFE!

Grazie a voi di Chef per l’intervista, le domande spaccano.
Grazie di cuore boys anche per il supporto sul sito, per ogni cosa Samurai Suicide è dalla vostra.

Statemi bene!